Dalle statistiche degli incidenti alla sicurezza stradale che previene: cosa cambia per chi va in monopattino + test

Una giovane donna percorre in monopattino elettrico un vialetto del campus
Una giovane donna percorre in monopattino elettrico un vialetto del campus

Biciclette e monopattini elettrici hanno riempito le città più in fretta di quanto regole e infrastrutture riuscissero a seguirli: un’auto ha airbag e sistemi di assistenza, chi pedala o guida un monopattino ha al massimo un casco. Il progetto europeo SOTERIA parte da qui e prova a capire come i dati possano segnalare un pericolo prima che diventi un incidente – e tutto comincia dalle abitudini di chi ogni giorno attraversa la città per arrivare a lezione, le stesse che il test qui sotto mette a fuoco.

Indice

La micromobilità è entrata in città più in fretta delle regole

Biciclette, monopattini elettrici e altre forme di micromobilità stanno diventando sempre più comuni negli ambienti urbani. Per chi studia è semplicemente la normalità: si arriva a lezione su due ruote, si attraversa mezza città in dieci minuti, si lascia il mezzo davanti alla facoltà. Il problema è che la strada intorno non è cambiata alla stessa velocità. Le automobili sono dotate di tecnologie di sicurezza avanzate e spesso utilizzano infrastrutture progettate principalmente per il loro impiego, mentre gli utenti della micromobilità non godono degli stessi livelli di protezione. Da qui la crescente attenzione alla loro sicurezza.

Visione zero e il limite delle statistiche sugli incidenti

Affrontare questo problema è diventata una priorità politica europea. L'obiettivo a lungo termine della strategia Visione Zero dell'UE è avvicinarsi il più possibile a zero vittime nel trasporto stradale entro il 2050. Un traguardo così non si raggiunge contando i sinistri dopo che sono avvenuti: la statistica racconta quello che è già andato male, non quello che sta per andare male. Il progetto SOTERIA, finanziato dall'UE, prova a spostare lo sguardo in avanti ed esplora in che modo dati, tecnologia e coinvolgimento dei cittadini possano aiutare le città a prevenire gli incidenti prima che si verifichino.

I quasi incidenti, il tassello che mancava

La scommessa del progetto è facile da spiegare e complicata da realizzare: andare oltre il semplice ricorso alle statistiche sugli incidenti, combinando dati relativi alla mobilità, alle infrastrutture e ai comportamenti per identificare i rischi prima che gli incidenti accadano. Il team ha analizzato i rapporti sulle politiche e sugli incidenti, raccogliendo sistematicamente informazioni sui quasi incidenti tramite kit di sensori e telecamere intelligenti. "I quasi incidenti sono spesso il tassello mancante del puzzle, poiché rivelano situazioni pericolose prima che si verifichino collisioni gravi", spiega Marina Georgiou, membro del progetto SOTERIA di Netcompany in Lussemburgo. Tradotto: la frenata all'ultimo momento all'incrocio, quella che finisce con il cuore in gola e nessun referto, è un'informazione preziosa che di norma nessuno registra.

Quattro laboratori viventi, quattro città molto diverse

Gli approcci sono stati convalidati in quattro laboratori viventi che rappresentavano contesti di mobilità molto diversi tra loro. Madrid ha offerto un contesto metropolitano densamente popolato; la Sassonia ha combinato contesti urbani e rurali; Oxford ha rappresentato una città universitaria con elevati livelli di mobilità attiva; Chania e Igoumenitsa hanno messo in luce le sfide poste dal turismo stagionale e dai modelli di traffico in rapida evoluzione. A Oxford sono stati raccolti dati sui problemi di sicurezza dei ciclisti e sono state testate soluzioni sensoriali innovative per pedoni e utenti della micromobilità; a Madrid è stato provato un prototipo di strumento digitale per un approccio più proattivo alla sicurezza stradale, in collaborazione con la polizia locale.

Città differenti, difetti identici

Ogni sito ha restituito un riscontro specifico — a Oxford, per esempio, l'assenza di sottopassaggi agli incroci necessari. Ma i laboratori viventi hanno evidenziato anche problemi comuni a tutti:

  • la mancanza di piste ciclabili ben segnalate;
  • le cattive condizioni del manto stradale;
  • l'illuminazione e la segnaletica stradali inadeguate;
  • i problemi di accessibilità per le persone con disabilità.

Sono voci che chiunque si muova in bici o in monopattino riconosce senza bisogno di un sensore.

Cosa ne è nato: app, analisi e il ruolo di chi abita la città

Accanto all'approccio tecnico, il progetto ha consentito ai cittadini di diventare contributori attivi per una mobilità urbana più sicura, attraverso attività di co-creazione e laboratori viventi. Sono stati organizzati workshop aperti per far parlare gli utenti della strada delle loro esperienze di mobilità e ragionare su soluzioni alle sfide quotidiane. "Un'azienda di consegne, ad esempio, era interessata a trovare modi per proteggere meglio i propri dipendenti", afferma Georgiou. Sul piano tecnologico sono arrivate analisi supportate dall'intelligenza artificiale, sistemi di rilevamento dei quasi incidenti, strumenti per la pianificazione di percorsi più sicuri e per la consapevolezza situazionale, insieme a spinte gentili comportamentali e alla possibilità per i cittadini di segnalare i pericoli. Alle città il progetto consegna anche linee guida pratiche su sicurezza stradale proattiva, governance dei dati e coinvolgimento delle parti interessate.

Perché tutto questo riguarda anche chi studia

SOTERIA è coordinato da NETCOMPANY S.A., in Lussemburgo, ha un costo totale di 3.319.325,01 euro e un contributo UE di 3.319.325,00 euro, corre sulla convenzione di sovvenzione 101077433 e va dal 1 novembre 2022 al 30 aprile 2026. Dietro i numeri c'è un cambio di mestiere: la sicurezza stradale non si fa più soltanto con l'asfalto e i cartelli, ma con la raccolta dei dati, la loro governance e la capacità di leggerli. Informatica, ingegneria dei trasporti, urbanistica, statistica e scienze sociali finiscono così sullo stesso tavolo. E chi ogni giorno attraversa la città su due ruote non è soltanto la persona da proteggere: è anche quella che sa dire dove la strada non funziona.

Cinque domande: come ti muovi per la città? (test)

5 domande · un minuto · senza salvare nulla

1. Quando scegli il percorso per arrivare a lezione, guardi soprattutto:

2. Ti è capitato di evitare uno scontro per un pelo. Che cosa pensi?

3. Una buca sul percorso che fai ogni giorno per te è:

4. I dati che un'app raccoglie su come ti sposti li consideri:

5. Che cosa ti attira di più verso i temi della città e dei trasporti?


pubblicato: 2026-09-18
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